# 1 – New Comic Book Day, Pt. 1/2

Daredevil – Born Again di Frank Miller e David Mazzuchelli

Danza della Pioggia # 1 – New Comic Book Day, Pt. 1 (Versione scaricabile)

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Danza della Pioggia # 1 – New Comic Book Day, Pt. 1 (Leggi Online)

– San Infantino. 2020 –

Don Antonio entrò in chiesa con la sua nuova pila di fumetti tra le braccia, felice di iniziare un altro mercoledì pomeriggio senza peccati da confessare.

San Infantino faceva il suo bel lavoro per mantenere la purezza di quel centinaio scarso di anime che la abitava: le pesche di beneficenza, le raccolte fondi per risistemare il campo da basket della parrocchia e i turni alternati per fare catechismo ai bambini erano abbastanza per evitare di farsi trascinare in un confessionale ogni settimana per farsi promettere un posto in paradiso.

Quella minuscola frazione del comune di ****** poteva contare su una comunità di persone cortesi, solidali e sempre disponibili per supportarsi l’un l’altro, come Bianca la cartolaia, che ogni mercoledì teneva da parte i fumetti invenduti così che Don Antonio potesse alimentare la sua ‘’nuova curiosità’’.

Don Antonio si presentava ogni mercoledì con un il suo sorriso congelato tra le guance pallide e molli che a ogni passo sballonzolano leggermente sotto le mascelle. La sua ‘’nuova passione’’ era nata un mercoledì di una quindicina di anni fa, quando aveva visto la pila di fumetti vicino al bancone della cartolaia e aveva deciso di prenderli tutti in un colpo solo. L’iniziale scusa della curiosità venne presto sostituita dalla volontà di voler ‘’studiare il suo paziente’’, come aveva detto a Bianca porgendole con un paio di banconote spiegazzate. Il sorriso della cartolaia si spense.

«Non dovrebbe perdere tempo con quello» disse lei con la testa china sulla cassa a riporre le banconote.

«E con chi dovrei perderlo? Qua state tutti bene» disse, nella sua solita risata che esplode come se l’avesse trattenuta da inizio giornata. «Il tempo da perdere è tutto quello che ho, adesso».

E all’inizio era vero: era solo un prete che aveva deciso di dare un senso alla sua vocazione prendendo sul personale una causa già data per persa. Si era imposto di srotolare la mente del suo malato, dare una sbirciata nel suo mondo e immedesimarsi per trovare quell’incrinatura della corazza che distorceva la sua realtà. Ma poi, accadde quello che accade a tutti quelli che leggono un fumetto ‘’per provare’’: si perse senza trovare una via d’uscita.

Quella che si era presentata come una scoperta piacevole aveva cominciato pian piano a portare con sé una serie di risentimenti e rimpianti tardivi che, alla sua età, non sentiva di poter più sopportare.

Quelle storie nuove e fresche, che fino alla loro scoperta dava per scontato, gli procuravano la stessa forma di consolazione che fino a tempo prima pensava di poter trovare unicamente nelle Sacre Scritture e nei classici della letteratura.

Nei suoi nuovi mercoledì, Don Antonio leggeva uomini e donne affrontare entità inimmaginabili che minacciavano le fondamenta della realtà stessa, ma queste minacce apparivano anche meno complesse dei conflitti interiori che quei prodigi si portano dietro numero dopo numero, anno dopo anno e che diventano le fondamenta della loro esistenza su carta.

Arrivato alla fine della navata, Antonio scostò le tendine del confessionale e si sedette. Per quel vecchio uomo di chiesa, leggere nel confessionale era l’equivalente adulto di leggere sotto le coperte con la torcia prima oltre le ore permesse. Finalmente isolato dal mondo, al sicuro da anime più o meno pure che potessero irrompere nel suo fortino, libero di lasciar sciogliere il suo sorriso.

Appoggiò la pila sulle ginocchia e cominciò ad esaminare gli albi uno ad uno. La cartolaia faceva quello che poteva, ma ignorava il fatto che certe serie richiedessero un ordine di lettura preciso, rigido e religioso, numero dopo numero, così da non perdere senso della continuità con gli eventi. Così, Don Antonio si ritrovava un ‘’Devil & Hulk’’ n. 250 e subito dopo un ‘’Devil & Hulk’’ n. 253. Un Lanterna Verde n. 45, seguito da un Lanterna n.52.

Illuminato dalla patina viola della tendina, le labbra di Don Antonio si tesero in una linea, amareggiato all’idea di essere costretto a leggere i riassunti all’inizio dell’albo per poter ricostruire scene e vignette raffiguranti momenti topici, forse indimenticabili, con la sua immaginazione ancora così limitata in materia.

Sospirando, Il prete aprì il primo albo. Iniziata la lettura del riassunto della prima pagina, un sussurro cavernoso strisciò attraverso le pareti.

«Padre…»

Don Antonio lanciò un verso spavento e i fumetti caddero a terra, spargendosi ai suoi piedi. Riconosceva quel respiro, quello lento e sofferto di uno sterno spezzato, sepolto sotto un tronco.

Il prete allungò una manoverso la parete, afferrò il piccolo pomello e fece strisciare finestrella del confessionale con un colpo secco.

Marzio lo stava già fissando attraverso i forellini della grata come un cane abbattuto. La testa spigolosa, dalle mascelle rigide simile a un cubo di carne, occupava quasi tutto il piccolo spazio rettangolare della finestrella. I capelli bianchi e folti, quasi di platino, erano accuratamente pettinati all’indietro con la brillantina. Indossava la solita maglietta scolorita verde e i pantaloni da lavoro blu di suo padre, ancora sporchi di calce bianca risalente a decenni e decenni di lavoro in cantiere.

Le mani, abbastanza grandi da avvolgere una testa intera senza il minimo sforzo, erano raccolte in preghiera, nascoste strette tra le ginocchia. Con le spalle che si ritrovava, a malapena gli riusciva di stare all’interno della cabina senza doversi stringere in maniera buffa e ridicola per un uomo della sua stazza. Tremava e a malapena riusciva a trattenere i rapidi singhiozzi di pianto, simili a squittii, che incatenati uno fila all’altro, cominciavano a prendere la forma famigliare di una preghiera.

Aveva ancora indosso gli occhiali da sole, nonostante il buio del confessionale.

«Non volevo entrare come un ladro».

«I ladri sono benvenuti, qui» disse il prete, ricomponendosi e lisciandosi la pelata maculata.

«Non deve avere paura» Marzio si affrettò ad abbassare gli occhiali da sole per mostrare un paio di occhi castani, tristi e impauriti. «Sono io. Sono solo io…»

«Non è la paura», rispose il prete, rilassandosi, appoggiando la schiena alla parete alle sue spalle. «È che non ti vedo qui da tanto tempo, tutto qua».

Continua…