# 6 – Rinascita (pt. 2 di 2)

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Entrato in cucina, il prete fece per sedersi a capotavola, nel posto di solito occupato da papà e il suo bomber verde.

«No, non lì» lo ammonì Marzio, con abbastanza energia da far sobbalzare il prete. «Ha una gamba rotta» disse poi Marzio, addolcendo la voce e porgendogli un bicchiere d’acqua.

«Va bene. Mi metto… mi metto qui, allora».

Marzio salì le scale, lasciando il prete solo nella stanza a guardarsi intorno. Gli sembrava di essere seduto nel mezzo di una bolla temporale. Gli elettrodomestici, dal frigo al tostapane, erano ancora quelli di trent’anni prima, ma erano ancora ben tenuti, come nuovi. Probabilmente, se gli avesse azionati, avrebbero funzionato come appena usciti dalla scatola.

La stanza era ancora pregna dell’odore di zuppa della sera prima. Con le mani strette intorno ai margini del tavolo, Antonio sfiorò un angolo sbeccato con il polpastrello del pollice. Si piegò ad osservare il danno, scoprendone altri disseminati per la stanza: una piccola depressione nel pavimento di legno, poco lontano dalla gamba del tavolo, poi un altro al centro dell’atrio e un tovagliolo bianco imbrattato di zuppa arancione lanciato in un angolo della stanza.

Antonio cercò di immaginarsi il panico della sera prima: Marzio che mangia serenamente finché i sassi non arrivano a bombardare il suo rifugio, la sua ‘’fortezza della solitudine’’ che aveva promesso di proteggerlo dalla cattiveria di San Infantino. Avrebbe potuto essere quella la goccia che faceva traboccare il vaso, e invece gli appariva rilassato e sereno, come se niente fosse successo. Il prete rimase ad accarezzare l’angolo sbeccato del tavolo, poi si bloccò.

Marzio non si era ancora levato gli occhiali da sole…

Scese dalla camera in appena un paio di minuti. Mise i fumetti davanti al prete, appoggiandoli delicatamente sul tavolo.

«Perché proprio Rinascita, Padre?» Marzio si sedette e rimase a guardare il prete con un sorriso stampato in faccia.

Il prete sussultò, strappato via alle sue ansie.

«Avevo visto la copertina e… mi piacevano i disegni, tutto qua» rispose, mostrando un sorriso gentile e imbarazzato.

«Non deve vergognarsi a guardare le figure».

«Già, sì…» borbottò il prete a occhi bassi. Sentiva il peso della rivoltella sulla coscia che continuava a ballare sotto il tavolo. Si afferrò la gamba e spinse dentro il manico della pistola nella tasca. Quando fece per levare la mano, questa si irrigidì, restando salda attorno all’arma. Sembrava aver preso vita proprio e non volerne sapere di uscire all’esterno e farsi sfiorare dalla stessa aria che sfiorava Marzio.

«E… e di cosa parla, Rinascita?» chiese il prete, fallendo nel suo tentativo di non suonare circospetto.

La gentilezza forzata sul volto di Marzio sparì di colpo e guardò Antonio con un espressione che dura e accigliata.

«È … è parecchio tempo che non lo rileggo, padre. Si confonde un po’ in mezzo agli altri».

«Oh» disse il prete come esalando un respiro, mentre il pollice strisciava sul cane della pistola, e l’indice sul grilletto. «Pensavo… pensavo fosse la tua storia preferita. Ne parlavi sempre».

Marzio rimase a guardare il prete, impassibile, con le mascelle che si gonfiavano e si sgonfiavano sotto le guance, masticando di rabbia.

«Tengo molto anche a mio padre, ma a volte la sua faccia ancora mi sfugge» un leggero sorriso si fece largo sul suo viso. «Il fulmine. Tutta colpa del maledetto fulmine…»

Il prete annuì, senza davvero ascoltare la sua giustificazione. L’attenzione era tutta sulle fuliggine sotto le unghie di Marzio. Nonostante la distanza che li separava da un capo all’altro del tavolo, poteva riconoscere dei riflessi rossi tra lo sporco.

Il prete prese il bicchiere e, con un sorriso nervoso, se lo avvicinò alle labbra. Marzio rispose al sorriso e nascoste la mani sudicie sotto il tavolo.

Rimasero in silenzio il tempo di una lunga sorsata d’acqua. Marzio continuava a fissarlo con il suo sorriso storto e malizioso, come trovandosi di fronte a un animale nuovo e curioso.

«Ed è meglio de La Stagione delle Piogge, secondo te? » si affrettò a chiedere Don Antonio, come temendo che il silenzio tra loro.

Il sorriso di Marzio si spense, rifacendosi di pietra. Il sorriso del prete si spense insieme al suo. I grilli, fuori dalla finestra, tornarono a frinire impazziti.

«Sono due storie diverse» rispose Marzio, gelido.

«Certo» un altro passo falso per Don Antonio. «Magari, dopo Lanterna Verde, mi ci posso mettere un po’, se hai voglia di darmi una mano…»

«Sono solo i fumetti e l’acqua che le servono?» chiese Marzio. «Chiunque faccia tutta la strada che ci vuole per arrivare fino a qui deve volere molto di più».

Il prete sospirò. La mano tremava intorno alla pistola, pronta a sparare.

«Ho saputo di quello che è successo allo Speed, Marzio» rispose.

«Le voci girano».

Il prete lo fissò ammutolito. Marzio sorrise, poi esplose un debole scoppio di riso.

«Quello che è successo allo Speed non è un evento straordinario e lei lo sa» disse Marzio. «Se dovesse venire qui ogni volta che qualcuno se la prende con me, farei prima a prepararle una stanza per lei di sopra» poi, il sorriso si spense e, almeno per Antonio, Marzio il suo sguardo cambiò in un ché di accusatorio. «È per la pistola che è venuto qua».

«Perché giravi armato, Marzio?» disse il prete, balbettando.

L’angolo della bocca di Marzio si tese in un sorriso confuso.

«Non dovrei?» rispose scuotendo la testa. «Lo sa, mi metto nei panni di quelli che abitano a San Infantino, anche se loro non mi ricambiano della stessa gentilezza. Per quanto saranno ancora disposti ad avere uno come me che gira tra i bambini e la brava gente del paese? Uno stupido, un demente, un assassino».

«Non… non sei un…»

«Quello che pensa lei e Dio non conta qui».

Il prete abbassò tristemente gli occhi sul bicchiere vuoto.

«Non mi illudo troppo, padre» continuò Marzio. «Esistono solo causa ed effetto, nient’altro. Quello che mi resta è continuare con la mia vita e aspettare. Non esiste la redenzione, non davvero. È solo uno stratagemma narrativo. Qui, nella realtà in cui viviamo noi, è solo un bel sogno».

«Meno male che ci sono, le storie» rispose il prete. «Cosa ci resterebbe, sennò?»

Il sorriso di Marzio si spense e si aggiustò gli occhiali, schiacciandoseli contro il viso. Poi ,sbuffò, facendo uscire l’aria dal naso come un toro pronto a caricare.

«Vuole un altro bicchiere?» chiese.

«No, sono apposto.» il prete s’interruppe e rimase in silenzio ad accarezzare il bicchiere d’acqua.

«C’è qualcos’altro che le passa per la testa, padre?»

Antonio si sorprese a essere rimasto in silenzio per chissà quanto tempo, con il dito strisciante lungo il bordo del bicchiere e la mano ancora stretta intorno alla rivoltella. Dopo un lungo indugiare, rimise la mano destra sul tavolo, mostrò un sorriso e scosse la testa.

«No, niente di importante», disse. Si mise i fumetti sottobraccio e si alzò. Poi, indicò la finestra col pollice. «Conoscono qualcuno, da fuori, che può fare qualcosa per la finestra. Posso dirgli di venire oggi, senza problemi».

«Sarebbe fantastico, sì».

Il prete rimase ancora indeciso, avanzando e indietreggiando tra il tavolo della cucina e l’atrio, poi, cercando di apparire il più disinvolto possibile, chiese:

«Hai idea di chi sia stato a romperti la finestra, Marzio?»

Marzio sorrise e fece spallucce.

«Qualcuno con una buona mira».

«Poi ti faccio sapere, eh» disse il prete, scendendo le scale e sventolando gli albi che stringeva nella mano.

«Non vedo l’ora di sapere cosa ne pensa».

Ma prima che il prete potesse prometterglielo, un lungo mugolio di dolore strisciò attraversò la coperta che copriva la cuccia, lasciandolo il prete paralizzato con un piede sospeso sull’ultimo scalino. Qualcosa colpì la coperta dall’interno: una, due volte. Ogni colpo era accompagnato da un tintinnio scuro e pesante di catene. Antonio indietreggiò fino a urtare contro il petto Marzio, tranquillamente appoggiato sullo stipite dell’ingresso.

«Ha fame» disse Marzio, sospirando e controllandosi le macchie rosso scuro sotto le unghie. Lasciò che il prete prete si allungasse verso la cuccia per scostare la coperta.

Appena sollevato l’angolo, trovò due schegge giallognole nascoste nel terriccio. Ne prese uno tra le dita e lanciò un urlo strozzato, mentre fissava l’incisivo che teneva tra le dita. Una sottile striscia di sangue coagulato ne incorniciava i margini e la mente del prete andò alla fuliggine rosso scura che sporcava le unghie di Marzio.

Un urlo esplose dal buio dietro la cuccia, simile al latrato di un cane morente. Il prete cadde su un fianco, tenendo i denti nel palmo della mano tesa verso la cuccia, come per volerli restituire al suo proprietario.

Un altro latrato strisciò fuori dalla cuccia, sforzandosi di piegare il proprio suono in parole comprensibili, fino a poter formulare uno stentato:

«Atooo…. Aut… Ai… Aiuto… »

Don Antonio sollevò la coperta e gettò lo sguardo nel buio. Una zaffata acre e rancida di sudore, sangue ed escrementi lo colpì in pieno volto. Poi, quando gli occhi si abituarono all’oscurità, un urlo di disgusto e terrore gli aprì la gola. Il prete cadde seduto sulla terra, come sputato via dalla cuccia.

Due occhi grandi e lucidi di lacrime lo osservavano imploranti, fluttuando nel buio. Una sottile striscia di sole penetrava obliqua nella cuccia, illuminando le clavicole e le spalle scheletriche del ragazzo, lorde di terra e sangue. Adesso poteva vedere chiaramente quel ragazzo pallido e spaventato, costretto a quattro zampe sulla terra con il collo stretto in un collare rosso con inciso il nome ‘’Krypto’’.

Antonio balbettò il nome del ragazzo, ma ogni tentativo di restituirgli l’umanità passata veniva spazzato via dai latrati disperati che lanciava Faccia-da-topo strattonando la catena. La mano tremante del prete avanzò indecisa verso la tasca con la rivoltella, ma si bloccò al suono di uno scatto metallico alle sue spalle.

«Marzio non c’entra nulla» disse la sua voce, più profonda, ferma e adulta, premendo la canna della Desert Eagle contro la nuca del prete. «Dia a me la colpa, non a lui».

«Va bene» rispose il prete, chiudendo gli occhi e allontanando la mano dalla tasca. «Va bene così».

Poi, un boato esplose, sollevandosi verso il cielo immobile e senza nuvole, e i grilli smisero finalmente di frinire.

«No… » mugolò Marzio, tremante e stretto contro la porta con le ginocchia premute contro il collo. La pistola stava a metà dalla scalinata, dove l’aveva lanciata non appena il rinculo del colpo gli scosse il braccio fino alla spalla, risvegliandolo. Si copriva il viso con le mani, aprendo le dita per spiare il corpo steso del prete per poi richiuderle non appena gli occhi scivolavano sui frammenti rossi e bianchi che gli circondavano la testa come un’aureola.

«Lui no…» rantolò Marzio.

La Voce restò in silenzio.

Gli occhi di Marzio caddero di nuovo sulla pistola, ancora fumante. Il pianto si placò e il viso s’irrigidì di colpo in un’espressione di ferma decisione.

«Perché?» gracchiò Marzio, alzando gli occhi disperati al cielo.

Come guidandolo da dentro il cranio, gli occhi di Marzio girarono fino a fermarsi sulla rivoltella, stesa vicino alla mano pallida e contratta del prete.

Perché, da adesso, non si può più tornare indietro.

Il viso di Marzio si contrasse, pronto a un altro scoppio di pianto, ma si placò. Strinse i denti in un ringhio e si gettò sugli scalini. Prese la Desert Eagle. Aprì la bocca, pronto ad accogliere la canna della pistola, ma il calore del ferro gli bruciò le labbra e la punta della lingua. Marzio rimase a stropicciarsi la bocca per lavare via il dolore, con le risate di scherno della Voce che rimbombavano tra le pareti del cranio.

Oh, Marzio…

Provò di nuovo, questa volta puntandosela alla tempia. La sicura era già disinnescata. Serviva solo un briciolo in più di coraggio. Una piccola spinta di fede e la Voce si sarebbe spenta. Tutto si sarebbe spento.

Ci sono altri modi per mandarmi via…

«Non ci sono, no… » rispose, con le parole deformate dalla presenza ingombrante della pistola.

Sì, invece. Non vuoi prendere la strada più lunga, quella più difficile, l’unica che puoi prendere.

Piegò la nocca, avvolgendo il dito intorno al grilletto. Si sentiva pronto a fare il suo salto di fede, quando una vibrazione nella tasca dei jeans spazzò via tutta l’adrenalina.

Non vuoi dare un’occhiata alle notifiche, prima di mandarci tutti e due all’altro mondo?

Con la canna ancora premuta contro la tempia, Marzio frugò nella tasca dei jeans e tirò fuori il cellulare. Non servì sbloccare lo schermo. Era sufficiente l’anteprima della notifica in evidenza a convincerlo a far scivolare lentamente l’arma lontano dalla sua faccia, con gli occhi ancora fissi sul telefono.

ROBERTO PICHELLI PRESENTA: ‘’LA MANO’’.

ORE 22.30.

LIBRERIA MORRISON

Solo un ultimo sforzo, Marzio. Te lo prometto…

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