# 6 – Rinascita (Pt. 1 di 2)

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Non ci volle molto perché il resoconto degli eventi allo Speed del giorno prima passassero di bocca in bocca fino ad arrivare alle orecchie di Don Antonio.

Non c’era rifugio, nemmeno la casa di Cristo, dalle occhiate di sbieco della brava gente di San Infantino e dalle loro opinioni a riguardo che si facevano più estreme man mano che la storia, bocca dopo bocca, si faceva sempre più distorta e agghiacciante.

Era partita dalla voce bassa e biascicata del barista che, asciugando il solito bicchiere già asciutto con il solito panno mal lavato, aveva spifferato tutta la storia a uno dei suoi clienti fedeli, già stordito dal terzo bicchiere di bianco della mattinata. Il barista si era semplicemente attenuto ai fatti:

«Marzio si è presentato dal nulla al bar. Non lo vedevo da quando è successa quella roba… Quando era piccolo… Ha chiesto un succo di frutta, gliel’ho per mandarlo via subito ma poi i ragazzi, quelli di Gian, hanno cominciato ad attaccar briga. Poveraccio, Gian. ha passato un anno difficile… non che sia sempre stato bene: da quanto suo fratellino… posso capire perché ha fatto così. Se vedevo Marzio al posto suo? Ah, lo ammazzavo. Ma come fai, adesso? Lo sai cosa aveva? Una pistola, ma una bella pistola. Una roba che non ho visto neanche nei film. Non l’ha usata, no… gli è andata bene, sta volta. Chissà la prossima…»

Cliente dopo cliente, il suo resoconto si faceva più diretto, tagliando sui particolari e le opinioni personali, lasciando maggior spazio all’immaginazione di chi doveva passare la notizia. Così, nei racconti successivi di quella storia, Marzio era arrivato lì con un coltello da caccia con l’idea di regolare i conti con Gian e i suoi amici. Perché adesso…? Perché… Perché Marzio è pazzo, no? Se non lo avessero fermato buttandolo giù dalle scale, probabilmente sarebbe arrivato a uccidere anche tutti gli altri, forse tutto il paese, passando casa a casa.

In altre versioni, non era un semplice coltello da caccia, ma una spada. Non una cosa medievale, una spada da samurai… Poi, di nuovo una pistola che, a pensarci meglio, forse poteva essere una mitragliatrice o un fucile da caccia. Qualcuno aveva aggiunto che uno degli amici di Gian aveva visto un paio di oggetti sferici allacciati alla sua cintura che sembravano proprio granate. Forse voleva farsi esplodere al bar, perché si sa che lì si trova più di metà del paese già delle prime ore del pomeriggio. Sì, avrebbe fatto proprio come ‘’l’altra volta’’, questa volta su scala più grande, con molto più fuoco e molte più vittime.

Dovevano fare qualcosa, prima che riducesse San Infantino in cenere.

Nonostante la moltitudine di versioni che giravano di quella storia, tutte si concludevano con un’unica morale: bisognava liberarsi di Marzio. Più facile a dirsi che a farsi, ma ognuno proponeva la sua soluzione.

Avrebbero potuto chiamare la polizia o i carabinieri, certo, ma a quale scopo? Non tanto perché Marzio non aveva (ancora) fatto niente che fosse davvero illegale, ma per il fatto che i criminali, secondo la popolazione di San Infantino, se ne restavano in carcere qualche mese e poi se ne tornavano liberi. E poi, si era già fatto il carcere minorile, no? E Marzio era ancora lì, nonostante la punizione, nonostante sapesse che tutto il paese lo odiava.

A ogni suo spostamento, Don Antonio era esposto a una diversa soluzione che avrebbe risolto ‘’il problema Marzio’’.

Bianca la cartolaia proponeva di andare a casa sua in dieci, anzi, venti persone. Prenderlo la notte, mentre dormiva (se dormiva, perché per non essere così giusto con la testa non doveva dormire troppo), tirarlo fuori di casa e lasciarlo in un posto lontano, desolato e buio a chilometri e chilometri da San Infantino. Il signore che era venuto a comprare il giornale aggiunse che, dopo, si poteva bruciare ‘’casa di papà’’, così avrebbe più avuto un posto dove stare e, finalmente, avrebbe capito che non c’era più posto per lui tra la brava gente (ci avevano provato. Dio sapeva che ci avevano provato).

Al baretto della piazza vicino alla chiesa, qualcuno proponeva di girare armati, perché non si poteva essere troppo sicuri e di certo nessuno era disposto ad aspettare che Marzio uccidesse qualcuno per far intervenire la polizia. Procurarsi delle armi non doveva essere difficile se ci riusciva ‘’quello scemo’’. E poi, aggiunse qualcun altro dall’altra parte della sala, si poteva bruciare direttamente la ‘’casa di papà’’ con lui dentro.

Un cliente che era rimasto ad ascoltare il tutto con le braccia incrociate sul bancone, silenzioso e sorridente mentre lasciava lo sguardo vitreo e arrossato sul fondo del bicchiere di Campari. Disse che conosceva ‘’gente che conosceva altra gente’’ che avrebbe potuto fare tranquillamente il lavoro a nome di tutti. Era ‘’altra gente’’ che faceva ben di peggio nella vita e un lavoretto su Marzio sarebbe stato facile, praticamente un lavoretto in amicizia da un paio di ore.

La sala cadde in un silenzio teso.

«O si può aspettare che Dio faccia il suo lavoro, non è vero, padre?» disse un vecchietto, con il naso grosso e intrappolato in una ragnatela di capillari spezzati, senza staccare gli occhi dalle macchinette davanti cui stava seduto; l’unico posto in cui Don Antonio lo aveva sempre visto nei suoi vent’anni di attività.

Il prete si limitò a sorridere, rigirando il suo bicchiere di bianco. Si sarebbe potuto dire che fosse il suo solito sorriso automatico, quello che lo aiutava a salvarsi dalle solite conversazioni difficili, ma solo Antonio sapeva che a farlo sorridere era l’ironia della situazione. Alla fine bastava essergli amico, pensava, dopo aver analizzato tutte le possibilità offerte dal paese. Sarebbe stato sufficiente offrire un pezzo del proprio tempo e delle orecchie per ascoltare, credergli quando avrebbe detto che si sentiva solo al mondo e che non avrebbe voluto fare ‘’quello che ha fatto’’ perché non era in sé, perché era ‘’qualcun altro’’.

I pensieri del prete sfiorarono la rivoltella che Marzio gli aveva lasciato nel confessionale.

Meglio che lo faccia lei… che loro.

«Ci penserà Dio, sì» rispose il prete, senza far crollare il sorriso, prima di lasciare due monete sul bancone e un bicchiere ancora mezzo pieno.

Il prete entrò in chiesa. Non si sentiva in quel modo da quando era solo un adolescente che avrebbe riso se qualcuno gli avesse detto che, prima o poi, avrebbe fatto voto di castità. Dopo sarebbe diventato tutto più facile, gli avrebbe detto qualcuno, perché per ogni problema o dubbio avrebbe sempre trovato una soluzione tra le pagine di una Bibbia o i sussurri di una preghiera. Questo funzionò per cinquanta rapidissimi anni, finché non arrivò Marzio a confessarsi. Da quel momento, la Bibbia non era che un malloppo di pagine sporcato di parole incomprensibili e le preghiere producevano più nessun suono.

S’inginocchiò su una delle panche di fronte all’altare e, con il rosario legato intorno alle mani giunte in preghiera e pregò per l’anima di Marzio. A ogni ‘’Padre Nostro’’, l’immagine della pistola sull’asfalto a pochi metri da Marzio prostrato a terra, ferito e spaventato, lampeggiava dietro le palpebre.

Gli echi delle voci di San Infantino tornarono ad aggrovigliarsi intorno a lui come fumo di sigaretta.

«Che cosa avrebbe fatto la prossima volta?»

«Dobbiamo essere pronti prima che sia pronto lui»

«Bruciare casa sua, con lui dentro».

Serviva un gesto di fede. Versare un goccio di sangue per evitare che se ne spargessero a litri per la strada. La Bibbia era pieno di momenti del genere in cui tutto finiva per il meglio. Una violenza necessaria.

Si alzò dalla panca e si avvicinò al confessionale. Entrò nel suo cabinotto e s’inginocchiò infilando una mano sotto la panca. La mano trovò la rivoltella incollata al legno con un paio di giri di nastro isolante. Don Antonio chiuse gli occhi e sentì il braccio invaso da un lungo formicolio, come preannunciando il rinculo dello sparo. Trattenne il respiro e staccò la rivoltella dalla panca. I proiettili erano tutti inseriti nel tamburo. Sperimentò un paio di volte con la sicura, inserendola e disinserendola per assicurarsi che fosse abbastanza veloce, se fosse venuto il momento. La inserì di nuovo e se la infilò in tasca.

Poi tornò alla sua panca, s’inginocchiò di nuovo e si rimise a pregare, questa volta per la sua anima.

Qualche ora e preghiera dopo, il prete si ritrovava davanti al cancello arrugginito e semi-aperto di ‘’Casa di papà’’.

Piegato in due con le mani strette intorno alle ginocchia nel disperato tentativo di riprendere fiato, rimase a fissare perplesso e ansimante la catena slegata intorno alla porticina del cancello. Sentiva una strana tensione che distorceva l’aria più di quanto facesse la calura estiva, come se l’intero bosco stesse trattenendo il respiro in attesa di una sua mossa. Pensò che la sua fosse solo una suggestione offerta totale immobilità dell’erba alta o dal frinire incessante dei grilli che si faceva più alto e concitato man mano che avanzava per il sentierino di ghiaia, lasciandosi il cigolio del cancelletto alle spalle.

Si fermò dopo pochi passi, attratto da un’incongruenza a malapena percepibile nell’ordine statico che lo circondava. Deviò il percorso e s’infilo nel giardino fino a fermarsi ai margini di una depressione. L’erba, mezza ingiallita, era piegata e schiacciata, come se qualcuno ci fosse rimasto steso per tutta la notte. Si piegò e prese tra le mani un filo d’erba incrostato di sangue scuro. Subito dopo, come se un elemento fosse collegato all’altro da un filo invisibile, trovò un tre pallini di piombo gialli, anche questi incrostati di sangue. Rimase ad osservare perplesso i ritrovamenti stesi sul palmo della mano, mentre il frinire dei grilli si faceva sempre più alto e cacofonico, avvolgendolo come uno sciame di vespe.

Perplesso, ritornò sul sentiero di ghiaia e si fermò poco prima degli scalini d’entrata. La cuccia di Krypto era coperta da una coperta di lana a tema scozzese che ne copriva tutta la facciata. Antonio si piegò quel tanto che la schiena glielo permetteva e allungò una mano fino a sfiorare l’anello di una catena che spuntava da sotto il tessuto. In tutta risposta, la catena ebbe uno spasmo e si ritirò come un verme spaventato. Il prete deglutì e trattenne il respiro. Si allungò ancora in avanti, afferrò un lembo della coperta e lo sollevò lentamente, finché…

«Padre…»

Il prete lanciò un urletto e si raddrizzò di colpo, indietreggiando con le mani dietro la schiena come un bambino colpevole. Marzio stava in piedi, appoggiato a uno stipite della porta, asciugandosi le mani con un panno lercio dello stesso sangue che gli insozzava la canottiera senza maniche da cui emergevano ciuffi di peli grigi e bianchi che gli coprivano il petto e le spalle come un manto. Si aggiustò gli occhiali da sole e gli sorrise, rivolgendogli un cenno di saluto.

«Marzio…» riuscì a dire il prete, infilandosi una mano nella tasca per afferrare la rivoltella, alla ricerca della leva della sicura. «Hai lasciato il cancello aperto».

«Ed è venuto fino a qui per avvertirmi? Allora girano ancora anime buone in questo paese» rispose Marzio, infilandosi il panno nella tasca.

«Pensavo di passare a farti una visita».

«È la prima volta che lo pensa».

Il prete sorrise e sollevò le spalle. «Ci dovrà pur essere una prima volta.»

«Non è che è venuto a benedire la casa o robe del genere? Credo che papà lo abbia già fatto fare trent’anni fa. Ci si sente benedetti qua, non creda, ma fa poco per i teppisti» indicò con la testa verso i vetri spezzati della finestra.

Il viso di Antonio scivolò in giù, affranto. Poi si riprese e scosse nervosamente la testa.

«No, no» rispose. «Io sono venuto… be’…» Antonio si guardò intorno, sforzandosi di non appoggiare gli occhi sulla cuccia del cane. Sfilò la mano dalla tasca e si asciugò la fronte, respirando a pieni polmoni l’odore metallico della pistola che gli impregnava il palmo.

«Ieri… pensavo a quella tua maglietta di ieri. Quella di Lanterna Verde. Mi sono dimenticato di dirti che… ho cominciato a leggerlo da poco e ho iniziato dalla storia che mi avevi consigliato tu. Non ricordo il titolo…»

«Rinascita».

«Sì, Rinascita. Bianca riesce a procurarmi quello che può, ma mi mancano un paio di numeri e mi chiedevo se magari, visto che collezioni, mi potessi aiutare a riempire il buco».

«Non presto i fumetti» rispose Marzio, imperturbabile.

Il prete sentì il fiato mozzarsi e poté giurare che la gola non fosse l’unico organo ad essersi stretto a tenaglia.

«Ah, capisco…»

Marzio incrociò le braccia, si appoggiò sull’altro stipite e sorrise.

«Esiste un girone all’inferno per chi non presta i fumetti ai preti?»

Antonio rispose con un a risata nervosa, mentre i suoi occhi restavano fissi sul panno. Marzio seguì il sguardo. Scosse il panno e sorrise.

«Sono appena passato dal macellaio. Preparavo i tranci di carne per la settimana».

«Ah, non stavo… non stavo nemmeno guardando».

Dopo un altro silenzio impiegato a studiarsi l’un l’altro, Marzio schioccò le labbra e si mise dritto sull’uscio.

«Si accomodi. Le prendo i fumetti. Posso offrirle un bicchiere d’acqua? Fare quella salita d’estate è una tortura per me che la faccio tutti i giorni».

«Sì, grazie».

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