# 1 – New Comic Book Day, Pt. 2/2

da ”DareDevil: Born Again” di Miller & Mazuchelli

La Danza Della Pioggia – #1: New Comic Book Day, Pt. 2/2 (Versione Scaricabile)

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La Danza Della Pioggia – #1: New Comic Book Day, Pt. 2/2 (Leggi Online)

Mentre Marzio elencava i suoi sintomi, Antonio si sollevò appena dalla panca a guardargli le mani e si bloccò a metà. Le nocche di Marzio, graffiate e ancora fresche di sangue, tremavano incontrollate sopra le ginocchia.

«Non ho fatto niente» disse Marzio, sorridendo e tenendo lo sguardo basso. Il prete tornò a sedersi in fretta, come un bambino beccato a copiare un compito.

«Ho passato la notte a picchiare il muro, a cercare di resisterle. Cacciarla via» continuò Marzio. «Ma non ne vuole sapere. La Bibbia dice: ‘’Beati i mansueti perché erediteranno la terra’’, vero? Ma Lui non vuole. Lui vuole solo vedere la Pioggia».

Antonio si accorse di essere rimasto in apnea per tutto il tempo che Marzio aveva parlato. Stava seduto, rigido contro la parete, con le mani saldamente aggrappate alle ginocchia e un piede su un albo con la copertina piegata in due, ormai irrimediabilmente danneggiata.

«Cosa… cosa posso fare per aiutarti, Marzio?»

Tornò il silenzio e, in quel momento, un pianto sommesso si mescolò agli scricchiolii del legno.

«Ha sentito che Pichelli viene in città?» continuò Marzio. «Ha fatto un libro nuovo. Un’altra storia, non la nostra. Di noi non gli importa più. Lo ha detto in un video. L’ho visto su youtube».

Il cuore del prete si fermò.

«Cosa… ti ha detto di fare qualcosa…?»

«No, non ancora» disse Marzio, con voce ferma e controllata. «Ma so cosa vuole e non è mai stata così vicina».

Un profondo silenzio li divise, portandoli alla deriva, uno lontano dall’altro. Il prete abbassò gli occhi, lasciando cadere una lacrima lungo la guancia. Ormai, dopo trent’anni di incontri e confessioni, gli era rimasta solo una cosa che poteva chiedergli:

«Che cosa posso fare, Marzio?»

Marzio s’infilò una mano nella giacca e appoggiò qualcosa di piccolo e pesante che tocco la panca con un suono duro e metallico.

«Non le chiederei certamente di farlo qui, ma se dovesse succedere qualcosa…» Marzio s’interruppe, mordendosi le labbra forse per placare il tremore o per soffocare un altro singhiozzo. «Preferisco che lo faccia lei… che loro».

Prima che il prete potesse chiedere qualunque cosa, confessionale prese a tremare e scuotersi intorno a loro.

«Devo… andare…» Marzio saltò via dal cabinotto e corse via attraverso la navata. Antonio scostò la tendina, pronto a saltare giù e fermarlo, ma si immobilizzò. A metà della sua corsa, dopo aver urtato le panche delle prime file, vide Marzio rallentare e, senza fermarsi, cambiare andatura con una più lenta, quasi a passo di marcia.

Paralizzato, il prete guardò il suo confessato allontanarsi senza voltarsi indietro, come se nulla fosse successo, con le braccia ordinatamente piegate dietro la schiena e la testa alzata per ammirare le vetrate e i rilievi della chiesa, come se vi ci fosse trovato dentro per la prima volta.

Marzio spalancò il portone con un gesto secco e sicuro e sparì, lasciando il prete a guardarlo mentre le sua ombra veniva inghiottita nella pallida luce estiva.

Il portone si chiuse alle sue spalle e il vento gli soffiò sul viso un profumo dolciastro di fiori, come per dargli il bentornato nel mondo fuori dalla grazia di Dio; lontano dall’odore austero del legno, del cemento umido e dell’incenso dolciastro mescolato a quello della carta invecchiata di Bibbie e opuscoli. Rimase ritto sulla soglia, in cima alla bassa scalinata di cemento con gli occhi persi sulle

macchine che invadevano lo spazio circostante, incastrate alla bell’e meglio tra i tronchi degli alberi e intorno alle panchine di legno come una discarica ai confini del mondo.

Marzio strinse i pugni, assaporando le minuscole fitte di dolore che partivano dalle nocche scarnificate. Alzò la testa al cielo e gonfiò il petto, come per prepararsi a gridare nel vuoto. Poi, come colpito alle spalle, si piegò in due a tossire nelle mani chiuse a coppa davanti alla bocca. Tossì almeno per un minuto e, quando ebbe finito, rimase a fissare impotente il sangue che gli riempiva i palmi.

Si guardò intorno, spaesato. Non sapeva come fosse finito lì. Fino a un secondo prima, ricordava di essere ancora nel confessionale della chiesa con Don Antonio. Riguardò di nuovo il sangue sulle mani e gli si mozzò il fiato.

Alla fine, quelli a sanguinare qua siamo solo io e te, Marzio…

Tornò quella sensazione di irrigidimento, come se i muscoli fossero immersi in una sostanza densa e gelida che prendeva il controllo contro ogni disperata forma di opposizione. Marzio chiuse le mani in due pugni e cadde in ginocchio, ululando a denti stretti. Ruggì sommessamente, cercando di far uscire il pianto dagli occhi, ma quello che otteneva era soltanto un’amplificazione di quella Voce che non occupava solo la sua testa, ma passava attraverso le ossa e lo sterno fino a tramutarsi in un fischio costante nelle sue orecchie.

«Che cazzo sta facendo?» sussurrò una voce in lontananza che Marzio confuse in mezzo agli altri disturbi e squarci sonori che gli riempivano le orecchie.

«Oh, coglione!» urlò un’altra voce, una specie di squittio che doveva fare ancora tanto per uscire dall’età puberale.

Le orecchie di Marzio si svuotarono e sollevò il viso, prima nascosto dietro i pugni chiusi. Due

ragazzini, alti e secchi lo fissavano a bocca aperta, immobili ai margini del parcheggino della chiesa. Aspettavano una reazione del ‘’pazzo’’, con le mani strette intorno alle spalline degli zaini. Le ginocchia ossute erano piegate in avanti, pronte a scattare via in caso di emergenza, ma non fu necessario.

Marzio si limitò a fissarli sorpreso e indeciso, come trovandosi davanti a una specie di allucinazione.

Uno dei due ragazzi, quello moro, con il naso e il viso allungati in avanti a formare il muso di una specie di ratto, aprì la bocca gonfia di denti, indeciso, poi prese coraggio e urlò:

«Coglione!» Diede una pacca sul petto del suo amico che scosse la testa, come appena risvegliatosi e corsero via prendendo la salita a destra della chiesa.

Marzio li guardò allontanarsi mentre un sorriso freddo e calcolatore si allungava sul viso come un taglio. Con un movimento lento e rigido, simile a quello di un automa, si rimise in piedi e spazzò via la polvere dalle ginocchia. Fischiettando e canticchiando tra le labbra socchiuse, si levò gli occhiali da sole e li lucidò usando l’angolo della maglietta come panno. Chiunque avesse incrociato lo sguardo con Marzio in quel momento non avrebbe incontrato la solita coppia di occhi castani e impauriti, ma due occhi nuovi, azzurri, vuoti e gelidi, privi di paura o di qualunque altra sfumatura di emozione che li ravvivasse.

Si risistemò gli occhiali e scese per la scalinata. Attraversò il parcheggio fino al centro della piazza e prese la stradina che spariva dietro l’unico condominio del paese, verso ‘’casa di papà’’.

Il prete rimase seduto nel suo lato del confessionale, battendo nervosamente la punta della scarpa sopra i fumetti ancora sparsi a terra. La figura di Marzio ancora deformava l’aria vuota nel cabinotto di fianco, come lasciando un segno su un materasso.

Forse è meglio così, pensava, stringendo le radiografie nella mano tremolante. Meglio farsi divorare dal cancro che dalla rabbia di San Infantino. Poteva già immaginare quello che avrebbero detto tutti gli altri ai banconi dei bar e dei negozi: meglio così per tutti, anche se, fosse davvero esistita una giustizia, sarebbe morto peggio di così. Una morte ironica, avrebbero detto, divorato dall’elettricità come aveva divorato… quegli altri. Giusto così, giusto così per tutti. Poi, un altro pensiero cancellò tutti gli altri:

Ma se il cancro non avesse fatto in tempo? Se ‘’lui’’ si fosse mosso prima?

Il ‘’toc’’ che aveva fatto l’oggetto che Marzio aveva appoggiato sulla panca rintoccò di nuovo nelle orecchie.

Stringendo le radiografie, uscì dal confessionale e scostò la tendina del cabinotto occupato da Marzio. Il prete rimase paralizzato sull’uscio, con la pelle sbiancata più di quanto non fosse già, riducendolo a una specie di spettro. Allungò una mano verso la panca e la ritirò, come indeciso se sfiorare un frutto peccaminoso, per quanto attraente.

Un vociare indistinto di ragazzini e delle loro madri lo richiamò all’ordine. Si gettò nel confessionale e prese la minuscola e tozza rivoltella appoggiata sulla panca. Se la infilò nel retro dei pantaloni e si affrettò a raccogliere i fumetti dal confessionale, prima che chiunque potesse entrare.

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